Le recenti dichiarazioni politiche hanno messo in luce quanto sia superficiale — e a volte imprecisa — la comprensione del settore del gioco online legale. Moreno Marasco, presidente dell’Associazione LOGiCO, commenta: «Il nostro settore offre chiare garanzie e vantaggi in termini di sicurezza dei giocatori e rappresenta un pilastro della legalità che richiede maggiore protezione e rispetto. Il settore online, attraverso l’Associazione LOGiCO, è disposto a istituire una tavola rotonda per il dialogo con le istituzioni. Solo in questo modo potremo raggiungere una maggiore comprensione e soluzioni condivise che soddisfino – senza ipocrisia – i giocatori, lo Stato e i concessionari». Il gioco online legale rappresenta attualmente il 5,4% della spesa totale in Italia ed è offerto dalle più importanti e prestigiose aziende italiane e internazionali. Le critiche al settore provengono da chi ignora che l’accesso al gioco online legale, a differenza di altri canali, è concesso solo previa registrazione dell’utente, inserendo un codice fiscale e verificando l’identità tramite un documento d’identità ufficiale. L’accesso al gioco online legale è quindi consentito solo a chi dimostri di avere l’età minima richiesta e di risiedere in Italia. Inoltre, al momento della registrazione, gli utenti sono tenuti a impostare un «limite di autoesclusione» per garantire che il gioco legale sia vissuto come un passatempo innocuo, alla portata di tutte le tasche. Secondo l’Associazione Logico – Lega degli Operatori del Gioco Online – Via Sardegna 38 – 00187 Roma, Partita IVA 97882920586, oggi solo il settore online legale dispone di «barriere» per contrastare il gioco da parte dei minorenni e la dipendenza dal gioco, misure di tutela che sarebbero possibili nelle agenzie fisiche solo con l’introduzione dell’identificazione tramite tessera sanitaria. È inoltre fondamentale che le istituzioni e le associazioni comprendano che la pubblicità è uno dei pochi strumenti a disposizione del settore online per distinguersi e difendere il gioco legale e i giocatori dall’aggressività dei siti illegali. Il diritto alla pubblicità è stato tuttavia messo nuovamente in discussione, nonostante le pesanti restrizioni imposte dalla Legge di Stabilità del 2016. Il gioco d’azzardo viene erroneamente equiparato all’industria del tabacco, che è sempre dannosa, mentre presenta maggiori analogie con l’industria degli alcolici, dove la pubblicità è sì regolamentata durante le «fasce orarie protette», ma certamente non vietata. Ebbene, sempre per analogia con l’alcol, il gioco d’azzardo non dovrebbe essere demonizzato se praticato con moderazione.